sabato 14 giugno 2008

Sistema Salute in Lombardia: occorre rivedere le regole di governo

I casi Santa Rita, San Carlo, San Donato, San Siro, Sant’Ambrogio, Galeazzi,sono un evidente indice che il sistema salute lombardo richiede, non solo una terapia d’urto, ma piuttosto necessita di un intero ciclo di cure che preveda l’asportazione del male, la terapia medica, la riabilitazione e la modifica dello stile di vita per evitare le ricadute.

Il sistema, caratterizzato da un’aziendalizzazione spinta che, nel separare la prestazione delle cure dalla gestione della spesa per le stesse e stabilendo criteri di accreditamento che possano indurre i medici a perseguire il profitto attraverso l’approvvigionamento dei pazienti e la pratica di interventi meglio remunerati, ha generato alcune evidenti distorsioni delle quali il caso Santa Rita è solo un drammatico esempio

I lombardi -a fronte di un ticket fra i più elevati d’Italia, di un’onerosa addizionale IRPEF, di liste d’attesa eludibili il più delle volte con il ricorso a prestazioni private, di difficili percorsi ad ostacoli nella giungla delle offerte sanitarie (e in sanità scegliere la clinica sbagliata può essere fatale)- devono fare i conti con un sistema che probabilmente è sfuggito di mano proprio a coloro che lo avevano ideato.

La salute non può seguire le comuni regole di mercato:
Il malato non è messo in condizioni di scegliere liberamente e rischia, se non riceve le informazioni adeguate e oneste in merito al livello di professionalità e di appropriatezza della struttura che lo deve curare
Il malato non è messo in condizioni di scegliere liberamente e rischia, se le strutture sanitarie hanno un tetto di spesa oltre il quale non possono andare e quando il tetto viene raggiunto (a settembre, ottobre), da quel momento le cure vengono ridimensionate o rinviate all’anno successivo
Il malato non è messo in condizioni di scegliere liberamente e rischia, se all’ospedale (che deve competere sul mercato) l’asportazione di un organo rende più di un semplice intervento di riparazione
Il malato non è messo in condizioni di scegliere liberamente e rischia, se nella struttura in cui viene operato manca la terapia intensiva e, in caso di emergenza, deve essere trasportato in un altro ospedale

Come intervenire per correggere le distorsioni? I fatti di cronaca e le inchieste giudiziarie di questi giorni ci dicono che un rigoroso sistema di controlli è necessario ma non sufficiente a garantire l’incolumità dei cittadini. Nel nostro Paese non mancano certo normative per i controlli, ma l’esperienza ci insegna che, se il sistema presenta un rischio “genetico” (ci si scusi la metafora) è con l’ingegneria genetica che si deve intervenire in modo da abbassare sempre più la soglia del rischio. Tradotto in linguaggio comune: le regole che sottostanno al sistema devono prevenire una gestione truffaldina della sanità.

Il risultato economico non può essere conseguito a discapito dell’appropriatezza e della qualità della cura, ma soprattutto non possono essere economicamente premianti il malaffare, la spregiudicatezza e l’opportunismo.
Il sistema non deve spingere ad eseguire alcune prestazioni (es. interventi chirurgici per tumori maligni, ricoveri riabilitativi per pazienti in coma) perché remunerate al di fuori del budget e quindi considerate “attraenti” dalle strutture sanitarie per la motivazione economica ed in subordine per la salute del paziente e per il coinvolgimento della famiglia.

Sicuramente non tutto è da cambiare in un sistema che presenta anche indubitabili eccellenze, tuttavia si rende urgente e non più procrastinabile rivedere profondamente le regole che sottostanno al sistema stesso in modo da garantire efficienza efficacia qualità e appropriatezza delle cure, garantire i diritti dei cittadini, la libertà di una scelta informata, promuovere la “clinical governance” anche come riequilibrio del potere monocratico dei direttori generali, conferire un ruolo attivo agli enti locali quale strumento efficace di controllo sociale.

Poiché tali e tanti obiettivi possono essere conseguibili solo attraverso una collaborazione istituzionale sulle regole, suggeriamo fin d’ora i livelli politici istituzionali affinché venga istiuita una Commissione regionale tecnico-istituzionale per ridefinire le regole di sistema del Servizio Sanitario Regionale, con particolare riferimento ai criteri di finanziamento della strutture accreditate.

Milano, 11 giugno 2008


Piera Landoni (responsabile provinciale Salute e Welfare PD)

Chiara Porro de’ Somenzi (coordinatrice Forum Salute e Welfare PD)

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